murales-santa-maria-al-bagno-nardo-marta-lagna-lisio-scalinata

Murales Scalinata Santa Maria al Bagno

Italianopll_6aa90779f0e0d

A Nardò l’omaggio al mare del Salento

«Quantu è forte stu mare…». Una frase che nasce da una canzone e che oggi diventa materia, segno, colore e memoria. A Santa Maria al Bagno, sul lungomare Emanuele Filiberto, una scalinata che conduce verso il mare si trasforma in un’opera d’arte pubblica dedicata a Diego Spano, artista e musicista neretino conosciuto con il nome di Mr. Linfa.

Il progetto nasce dal desiderio di mantenere viva la voce di Diego attraverso una delle sue dichiarazioni d’amore più intense per il territorio: quella contenuta in Lu sule a Mile Beach, brano pubblicato nel luglio 2024 e scritto e interpretato insieme a Nandu Popu. Poche parole, pronunciate in dialetto salentino, capaci però di raccontare un rapporto profondissimo con il mare e con la propria terra:

«Quantu è forte stu mare, ca iuta ci ole resiste, iddhu regala sempre nu sorrisu e te stae sempre de coste…»

Quanto è forte questo mare, che aiuta chi vuole resistere. Un mare che regala sempre un sorriso e che rimane sempre accanto.

È da questa frase che prende forma il progetto promosso dall’Amministrazione Comunale di Nardò, nato anche per esaudire un desiderio che Diego aveva espresso poco prima della sua scomparsa: vedere una frase di una sua canzone trasformata in un murale.

L’opera diventa così qualcosa di più di un intervento di street art. È un luogo della memoria, ma anche un nuovo elemento del paesaggio urbano di Santa Maria al Bagno. Un segno che appartiene alla città e che, proprio per la sua posizione, continua a dialogare con il mare che ha ispirato le parole dell’artista.

murales-santa-maria-al-bagno-marta-lagna-scalinata
marta-lagna-lisio-murales-lungomare-nardo
marta-lagna-murales-nardo-scalinata-lungomare

La scalinata come tela per la street art

Il luogo non è casuale.

Il murale occupa una scalinata e la relativa balaustra che dal lungomare accompagnano verso la piccola caletta sottostante. Una superficie urbana di passaggio, affacciata direttamente sull’acqua, che prima dell’intervento era segnata anche da graffiti abusivi e scritte vandaliche.

L’arte interviene quindi su uno spazio quotidiano e lo modifica senza sottrarlo alla sua funzione. La scalinata rimane un elemento di attraversamento, ma diventa contemporaneamente una superficie narrativa: un punto in cui fermarsi, leggere, osservare e riconoscere una parte della storia del territorio.

La scelta di lavorare proprio su questo luogo stabilisce un rapporto diretto tra parola e paesaggio. La frase di Diego non viene semplicemente riprodotta su un muro: viene restituita al contesto che le appartiene.

Il mare è davanti agli occhi di chi guarda. La parola lo racconta. Il colore ne richiama la presenza. La scalinata diventa così una sorta di soglia tra la città e l’acqua, tra la memoria e il presente.

Il colore come paesaggio

La parte pittorica del murale è affidata a Lisio Ferri, con un intervento costruito attraverso una gamma di azzurri, blu e turchesi.

Le tonalità non cercano di rappresentare il mare in maniera didascalica. Ne evocano piuttosto la profondità, il movimento e la luce, costruendo uno sfondo quasi impressionista sul quale la parola può emergere.

Il colore accompagna la superficie e ne modifica la percezione. Il cemento della balaustra perde la sua dimensione puramente funzionale e diventa parte di un paesaggio pittorico che continua visivamente quello naturale.

La scelta cromatica crea inoltre una relazione immediata con Santa Maria al Bagno: con l’acqua, con la luce del Salento, con quella particolare condizione mediterranea in cui il confine tra paesaggio naturale e costruito è continuamente attraversato dallo sguardo.

L’opera non vuole quindi competere con il mare, ma entrarvi in relazione.

La calligrafia come voce

All’interno di questa dimensione pittorica, la parola assume un ruolo centrale.

La frase di Diego è composta da Marta Lagna attraverso un intervento calligrafico pensato non come semplice scrittura decorativa, ma come parte integrante dell’opera.

La calligrafia porta sulla superficie il ritmo della voce. Le lettere diventano gesto, movimento, materia. Il testo in dialetto salentino conserva così la propria forza espressiva e, allo stesso tempo, acquista una nuova dimensione visiva.

La scelta della calligrafia è particolarmente significativa perché permette alla parola di mantenere la propria identità umana. Non è un testo tipografico applicato a posteriori, ma un segno costruito attraverso il gesto della mano.

Nel progetto di Marta Lagna, la scrittura diventa quindi immagine.

È un principio che attraversa il suo lavoro: la parola non viene considerata soltanto per ciò che dice, ma anche per ciò che può diventare quando entra nello spazio. Una frase può trasformarsi in un elemento architettonico, in una superficie, in un’opera, in un’esperienza.

Qui la calligrafia assume anche un valore emotivo. La voce di Diego, scomparso a soli 44 anni dopo una lunga malattia, torna idealmente a parlare attraverso quelle parole. Non più soltanto attraverso la musica, ma attraverso un segno permanente nello spazio pubblico.

Marta Lagna e Lisio Ferri: due linguaggi, un’unica opera

Il progetto nasce dal dialogo tra due sensibilità artistiche differenti.

Da una parte il lavoro pittorico di Lisio Ferri, costruito attraverso il colore e una materia visiva che richiama il movimento dell’acqua. Dall’altra la ricerca calligrafica di Marta Lagna, che interviene con la parola e con il gesto.

Pittura e scrittura non vengono trattate come due elementi separati. Si incontrano sulla stessa superficie e costruiscono un unico racconto.

Il risultato è un’opera nella quale il testo non è una didascalia dell’immagine e l’immagine non è semplicemente uno sfondo per il testo. Entrambi contribuiscono alla costruzione del significato.

È proprio questo dialogo a rendere il murale particolarmente coerente con la ricerca di Marta Lagna: portare la scrittura fuori dalla pagina, trasformarla in elemento spaziale e metterla in relazione con luoghi, persone e comunità.

Un omaggio che appartiene alla città

Il murale nasce dalla memoria di un artista, ma non rimane confinato alla sua memoria privata.

Diego Spano aveva con Nardò e con il suo territorio un rapporto profondo. La sua musica aveva raccontato il Salento attraverso una lingua, un immaginario e una sensibilità intimamente legati a questi luoghi.

Per questo la scelta di una frase tratta da Lu sule a Mile Beach assume un significato particolare. Non si celebra soltanto un musicista scomparso: si restituisce alla città una parte della sua voce.

L’opera diventa una forma di memoria pubblica, accessibile a tutti. Chi conosce Diego può riconoscere quelle parole e ritrovare un legame personale; chi non lo ha conosciuto può incontrare, attraverso il murale, una parte della sua storia.

È in questo passaggio che l’arte pubblica trova una delle sue funzioni più importanti: trasformare la memoria individuale in patrimonio collettivo.

Dalla street art alla street poetry

Il progetto si inserisce nella più ampia possibilità di utilizzare l’arte urbana come strumento di trasformazione dello spazio pubblico.

Qui la street art incontra la poesia, la musica e la calligrafia. Il muro non è più soltanto una superficie da decorare, ma diventa un dispositivo narrativo capace di modificare la percezione di un luogo.

La scalinata, prima caratterizzata anche dalla presenza di scritte vandaliche, viene restituita alla comunità attraverso un’opera che costruisce un nuovo senso di appartenenza.

È un intervento che dimostra come l’arte possa diventare una forma di arredo urbano senza perdere la propria dimensione culturale. Al contrario, può contribuire a rendere un luogo più riconoscibile, più abitabile e più profondamente legato alla propria identità.

La frase di Diego, scritta in dialetto, rafforza ulteriormente questo rapporto. Non c’è bisogno di tradurre il territorio in un linguaggio neutro o universale: è proprio la lingua locale a diventare protagonista.

Il Salento viene raccontato attraverso una delle sue espressioni più autentiche: la sua voce.

Un’opera tra terra e mare

Guardando il murale dalla scalinata, la composizione acquista un significato ulteriore.

La scrittura si trova letteralmente davanti al mare. Le parole parlano dell’acqua e l’acqua è lì, oltre la balaustra, reale e presente.

È difficile immaginare una collocazione più diretta per una frase come questa.

Il progetto stabilisce così una relazione tra tre elementi: la memoria di un artista, il gesto creativo e il paesaggio.

Il muro conserva la parola. Il colore costruisce una nuova percezione della superficie. Il mare completa l’opera.

In questo senso il murale non è un oggetto isolato, ma una parte del luogo. Vive nella luce, cambia durante il giorno, dialoga con il movimento delle persone e con quello dell’acqua. È un’opera pensata per essere attraversata e vissuta, non semplicemente osservata.

La scrittura come forma di permanenza

Nel lavoro di Marta Lagna la calligrafia è spesso un modo per dare permanenza a una parola.

In questo progetto la permanenza assume un valore ancora più forte. Una canzone appartiene al tempo dell’ascolto. Un murale appartiene al tempo del luogo.

La frase di Diego passa così dalla musica alla materia e trova una nuova possibilità di esistenza nello spazio pubblico. Le parole continuano a essere pronunciate idealmente da chi le legge, ma ora fanno parte anche del paesaggio di Santa Maria al Bagno.

È questa trasformazione — dalla voce al segno, dalla canzone al muro, dalla memoria individuale alla memoria collettiva — a costituire il cuore del progetto.

«Quantu è forte stu mare…» non è soltanto una frase dedicata al mare del Salento.

È una frase che parla di resistenza, di appartenenza e di presenza.

Un pensiero lasciato da Diego alla sua terra e oggi restituito alla città attraverso l’arte.

A Santa Maria al Bagno, quella voce continua così a stare accanto al mare.

murales-lungomare-nardo-marta-lagna-lisio

RIEPILOGO PROGETTO

PROGETTO
Murales Scalinata Santa Maria al Bagno — Omaggio a Diego Spano / Mr. Linfa

CLIENTE / BRAND
Comune di Nardò

INTERVENTO
Murales · Calligrafia murale · Street Poetry · Intervento pittorico · Riqualificazione dello spazio pubblico

ANNO
2025

LOCATION
Lungomare Emanuele Filiberto, Santa Maria al Bagno — Nardò (LECCE)

CONCEPT
Una frase tratta da una canzone di Diego Spano diventa un’opera permanente sul mare del Salento, trasformando una scalinata affacciata sulla caletta in uno spazio di memoria, poesia e identità contemporanea.

Torna in alto