
Street Art 167 Nardò
Franco Arminio e le periferie
L’opera di street art a Nardò di Marta Lagna è la citazione di un testo di Franco Arminio, tratta da Terracarne:
“Arrotolate le strade, le macchine, le case.
Chiudete in un sacco tutta questa architettura.
Rimettiamo al loro posto gli alberi, gli animali, la poesia.”
Portare queste parole di Franco Arminio sulla parete di una periferia significa fare qualcosa di più che trasformare un muro in un’opera d’arte.
Significa mettere la poesia dentro la città proprio nel punto in cui la città mostra più chiaramente le proprie contraddizioni.
È questo il senso dell’intervento realizzato da Marta Lagna nel settembre 2019 nella zona 167 di Nardò, in Via della Costituzione, nell’area di Piazza 1° Maggio. Un grande intervento di calligrafia urbana costruito attorno a un testo tratto da Terracarne, libro in cui Arminio osserva il territorio italiano attraverso paesi, periferie, paesaggi marginali e comunità.
Qui la scelta del testo e quella del luogo sono inseparabili.
La poesia parla di strade, automobili, case e architetture che hanno progressivamente occupato il paesaggio. Il muro si trova esattamente dentro quel paesaggio costruito.
Non serve quindi aggiungere un’immagine alla periferia. Serve farle una domanda.
Quando una poesia entra nella 167
La 167 è uno degli spazi urbani in cui la città contemporanea appare nella sua forma più concreta: edilizia residenziale, viabilità, spazi collettivi, servizi, aree di passaggio.
Non è il centro storico rappresentato attraverso la memoria. Non è uno spazio culturale progettato per accogliere un’opera.
È un luogo della quotidianità. Ed è proprio qui che Marta Lagna sceglie di portare la scrittura.
La frase di Arminio non viene isolata dal contesto. Al contrario, entra in attrito con esso.
“Chiudete in un sacco tutta questa architettura.”
Letta su una parete della 167, questa frase cambia peso. Non è più soltanto un’immagine poetica. Diventa quasi un’istruzione impossibile, una provocazione rivolta direttamente allo spazio che la circonda.
E subito dopo arriva il rovesciamento:
“Rimettiamo al loro posto gli alberi, gli animali, la poesia.”
Il murale diventa così una riflessione sulla città a partire dalla città stessa.
Marta Lagna: scrivere invece di rappresentare
La specificità dell’intervento sta anche nella scelta di non tradurre il testo attraverso un’immagine figurativa.
Marta Lagna non rappresenta alberi, animali o architetture.
Scrive.
È una scelta radicale perché lascia alla parola tutta la responsabilità dell’immagine.
La calligrafia assume una scala urbana e smette di essere una pratica associata esclusivamente alla carta, al manoscritto o all’oggetto prezioso. Il gesto della mano viene ingrandito fino a confrontarsi con l’architettura.
Lettere, ritmo, pressione e andamento del segno diventano elementi compositivi.
Il testo non viene semplicemente applicato a una superficie: costruisce quella superficie come esperienza visiva.
È qui che la ricerca di Marta Lagna incontra la street art.
Non attraverso il linguaggio della decorazione urbana, ma attraverso la possibilità di usare la scrittura per modificare la percezione di un luogo.



Franco Arminio e il paesaggio come questione politica
Franco Arminio definisce il proprio lavoro attraverso la paesologia: uno sguardo sul territorio che parte dall’osservazione dei luoghi, soprattutto quelli lontani dai grandi centri, e delle persone che li abitano.
In Terracarne, il paesaggio non è una cartolina.
È un organismo attraversato da trasformazioni, abbandoni, costruzioni, memorie e conflitti.
La frase scelta per Nardò condensa questa attenzione.
Strade, macchine e case rappresentano una certa idea di sviluppo: quella in cui il territorio viene progressivamente organizzato, occupato, costruito.
Alberi, animali e poesia introducono invece ciò che rischia di essere espulso da questa logica.
Portare il testo in una periferia significa quindi trasformare una riflessione sul paesaggio in una riflessione sulla città contemporanea.
Non una celebrazione della periferia, ma uno sguardo critico su ciò che la periferia racconta.
Il muro come spazio di dissenso
Un murale può decorare.
Può celebrare.
Può ricordare.
Può anche disturbare.
In questo caso, la funzione più interessante dell’opera è proprio quest’ultima.
La frase di Arminio non è rassicurante. Invita a mettere in discussione ciò che normalmente consideriamo acquisito: strade, automobili, edifici, infrastrutture.
Non propone una nuova immagine della città. Chiede cosa abbiamo perso costruendola.
La calligrafia rende questa domanda visibile senza trasformarla in un manifesto politico esplicito.
Il gesto rimane poetico, ma il contenuto è profondamente urbano.
Una parete della 167 diventa il punto in cui la città può guardare se stessa.
Scrittura come architettura
Uno degli aspetti più interessanti del lavoro di Marta Lagna è il rapporto tra scrittura e spazio.
Quando la calligrafia passa dalla pagina a una superficie architettonica, cambiano scala, corpo e percezione.
Non si legge più soltanto con gli occhi.
Si attraversa.
La distanza modifica la lettura. L’intera composizione può essere percepita come una massa grafica, mentre da vicino emergono lettere, parole, dettagli e variazioni del gesto.
La scrittura acquisisce quindi una doppia natura: rimane linguaggio e contemporaneamente diventa materia visiva.
Nel progetto della 167, questa ambiguità è essenziale.
La poesia si legge, ma prima ancora si vede.
Una periferia che prende parola
Inserire un testo letterario in un quartiere periferico significa anche spostare il luogo in cui normalmente immaginiamo possa accadere la cultura.
Non museo.
Non galleria.
Non centro storico.
Una parete della 167.
Un’area mercatale.
Uno spazio attraversato ogni giorno da persone che non necessariamente stanno andando a vedere un’opera d’arte.
Questo cambia completamente il rapporto tra pubblico e lavoro.
Non bisogna scegliere di entrare.
Non bisogna acquistare un biglietto. Non bisogna conoscere l’artista.
La poesia è lì.
Fa parte del percorso quotidiano. E proprio per questo può essere incontrata per caso.
Dal paesaggio alla responsabilità
Il progetto di Nardò continua a essere attuale perché la domanda contenuta nei versi di Arminio non appartiene soltanto al 2019.
Quale spazio lasciamo alla natura dentro città sempre più costruite?
Quanto dell’identità di un luogo sopravvive quando architettura e infrastrutture ne modificano radicalmente il paesaggio?
E soprattutto: può l’arte intervenire senza limitarsi a rendere più bello uno spazio?
Il murale di Marta Lagna risponde attraverso la scrittura. Non aggiunge un’immagine alla città.
Aggiunge una voce.
Una voce che arriva dalla poesia e che, attraverso la calligrafia, trova una dimensione pubblica.



Una poesia che non sta al suo posto
C’è un ultimo paradosso nel progetto.
Arminio chiede di “rimettere al loro posto” la poesia, gli alberi e gli animali.
Marta Lagna fa esattamente il contrario: prende la poesia e la sposta.
La porta fuori dal libro.
Fuori dalla biblioteca. Fuori dallo spazio protetto della pagina.
La mette su un muro, dentro una periferia, davanti alla strada.
Forse è proprio qui che il progetto trova la sua forza.
La poesia non viene rimessa al suo posto. Viene messa in mezzo alla città.
RIEPILOGO PROGETTO
PROGETTO
Street Art 167 Nardò
CLIENTE / BRAND
Comune di Nardò
INTERVENTO
Street Art · Large-Scale Calligraphy · Public Art · Urban Writing
ANNO
Settembre 2019
LOCATION
Via della Costituzione, Zona 167, Nardò (LECCE)
CONCEPT
Per celebrare i sessant’anni di Portaluri Cappelli, Marta Lagna trasforma la calligrafia in un dispositivo capace di rendere visibili i valori e la storia dell’azienda.