
Ospedale psichiatrico
La collaborazione con Urbex Salento: dai ruderi alla poesia, un gesto di cura
Sono passate quasi tre settimane dalla mia esperienza con Urbex Salento nell’ex ospedale psichiatrico, una struttura abbandonata e vandalizzata ormai da anni. Eppure le sensazioni provate in quelle stanze sono ancora molto presenti.
Il silenzio sovrastava ogni cosa, interrotto soltanto dal volo delle rondini e dal fruscio della vegetazione che, attraverso finestre e crepe, si è lentamente appropriata dell’edificio.
E poi quel lungo biacco nero che ci ha accolte appena entrate. Un incontro inatteso che ha immediatamente acceso la mia passione per la simbologia: un animale che amo particolarmente e che, nella tradizione simbolica ed esoterica, porta con sé significati legati alla trasformazione, alla rinascita e al passaggio.
Entrare in un luogo come questo significa confrontarsi con qualcosa che va oltre l’architettura. Sono spazi che conservano tracce, assenze, segni di vite che non possiamo più vedere ma che continuano, in qualche modo, a essere presenti.
Come ha scritto Daniela di Urbex Salento, queste esperienze “non sono solo un viaggio tra le rovine ma un cammino tra le pieghe della memoria umana”.
Ed è proprio da qui che è nata la collaborazione.



Quando l’abbandono incontra la scrittura
Di fronte a stanze pesantemente vandalizzate e profanate dal tempo e dall’incuria, la risposta non è stata aggiungere altro rumore.
Abbiamo scelto l’arte.
Abbiamo scelto la cura, il rispetto e soprattutto la possibilità di dare nuovamente parola a un luogo che per anni ha conosciuto soltanto il silenzio.
La calligrafia entra così negli spazi dell’ex ospedale psichiatrico non per cancellarne le tracce, ma per dialogare con ciò che rimane. Le pareti scrostate, i vecchi strati di colore, le crepe e i segni dell’abbandono diventano parte stessa dell’intervento.
La scrittura non copre la storia del luogo. La attraversa.
Alda Merini sulle pareti dell’ex ospedale
In uno degli ambienti, la frase scelta è quella di Alda Merini:
“Due cose portano alla follia: l’amore e la sua mancanza.”
Una frase breve, diretta, quasi impossibile da leggere senza riportarla immediatamente alla natura di questo luogo.
La calligrafia la porta sulla parete e la trasforma in un segno fisico, lasciando che sia lo spazio stesso a completarne il significato.
L’azzurro polvere scelto per la scrittura emerge dagli strati più antichi di pittura e incontra l’ocra malinconico ancora visibile sulle pareti.
Non c’è volontà di rendere nuovo ciò che nuovo non è.
Al contrario, il colore sembra appartenere già a quel muro, come se fosse rimasto nascosto sotto la superficie in attesa di tornare a essere visto.
Una parola per restituire una voce
Accanto alla citazione di Merini compare anche la parola “STORIE”.
Una parola semplice, ma particolarmente significativa in un edificio che ne contiene moltissime e che, allo stesso tempo, sembra averle perdute.
Scriverla significa riportare l’attenzione su ciò che non è più visibile.
Non sulle stanze in quanto ruderi, non sul fascino estetico dell’abbandono, ma sulle persone, sulle esperienze e sulle vicende che hanno attraversato quegli ambienti.
La calligrafia diventa quindi un modo per restituire una voce a ciò che il tempo ha progressivamente cancellato.
Scrivere sulle tracce del tempo
Lavorare su una parete segnata dall’abbandono significa accettare che la superficie non sia neutra.
Crepe, stratificazioni, pittura consumata e imperfezioni entrano nell’opera. La mano segue una materia già carica di storia e il gesto della scrittura diventa anche un gesto fisico di avvicinamento.
In una delle immagini Marta appare di spalle, con la tuta da lavoro segnata dalla vernice, mentre entra in contatto con la parete.
È un gesto semplice, ma racconta bene la natura dell’intervento: non dipingere sopra un luogo, ma lavorare con ciò che il luogo restituisce.
La scrittura diventa così una forma di ascolto.
Un luogo che non aveva bisogno di essere spettacolarizzato
L’esplorazione urbana porta spesso a guardare gli edifici abbandonati attraverso la loro dimensione più scenografica: il degrado, la rovina, ciò che il tempo ha trasformato.
Qui, invece, la collaborazione con Urbex Salento apre una prospettiva diversa.
L’obiettivo non è spettacolarizzare l’abbandono, ma entrarci con consapevolezza.
Il fascino di queste architetture non può prescindere dalla memoria che custodiscono. Per questo l’intervento calligrafico diventa un gesto quasi contrario alla logica della rovina: dove qualcosa è stato distrutto, la scrittura prova a ricomporre un significato.
Non restaurare.
Non cancellare.
Dare dignità a un istante.
L’arte effimera e la memoria
L’intervento nasce consapevolmente come un’azione effimera.
Come ha scritto Daniela, non cercavamo l’eternità, ma “la dignità di un istante”.
Quelle parole, quei colori e quei segni sono destinati a scomparire insieme alle pareti che li accolgono. Ed è proprio questa precarietà a rendere il gesto ancora più significativo.
Non tutto ciò che vale deve necessariamente durare.
A volte un’opera serve semplicemente a interrompere, anche solo per un momento, la condizione di abbandono di un luogo.
A dire a quelle stanze, e alle persone che le hanno abitate, che non sono state dimenticate.



Dai ruderi alla poesia
La collaborazione con Urbex Salento mette in relazione due pratiche apparentemente lontane: l’esplorazione di luoghi abbandonati e la calligrafia.
In realtà entrambe partono dalla stessa necessità: guardare ciò che normalmente non vediamo.
Urbex Salento attraversa i luoghi dimenticati e ne raccoglie le tracce. Marta Lagna interviene su quelle tracce attraverso la scrittura, trasformando una parete in una superficie capace di accogliere nuovamente una voce.
È un incontro tra fotografia, esplorazione, memoria e arte urbana.
E forse è proprio la poesia a diventare il punto di contatto.
Perché in un luogo che ha conosciuto il dolore, scrivere una frase d’amore e della sua mancanza significa riportare al centro ciò che l’architettura aveva smesso di raccontare.
Due cose portano alla follia: l’amore e la sua mancanza. Una frase di Alda Merini torna così a vivere su una parete destinata, prima o poi, a scomparire.
E mentre il tempo continua a consumare l’edificio, per un istante la scrittura fa esattamente il contrario: si prende cura della memoria.
RIEPILOGO PROGETTO
PROGETTO
Ospedale psichiatrico
CLIENTE / BRAND
Urbex Salento
INTERVENTION
Artistic Calligraphy · Urban Art · Site-Specific Intervention · Ephemeral Art
ANNO
2026
LOCATION
Ex ospedale psichiatrico · Salento, Italy
CONCEPT
Un intervento di calligrafia site-specific nato dalla collaborazione tra Marta Lagna e Urbex Salento all’interno di un ex ospedale psichiatrico abbandonato.