
Panchina Rossa a Renata Fonte
A Porto Selvaggio il progetto per mantenere viva la memoria
A Porto Selvaggio, nel paesaggio che Renata Fonte contribuì a difendere, una panchina rossa diventa un luogo della memoria. Non soltanto un simbolo contro la violenza sulle donne, ma un’installazione che restituisce alla parola la possibilità di continuare a parlare.
Inaugurata il 25 novembre 2021, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la Panchina Rossa dedicata a Renata Fonte nasce da un progetto promosso dall’associazione di promozione sociale Flow Libere Espressioni, con la realizzazione della struttura da parte di Level Project e il contributo artistico di Marta Lagna.
Renata Fonte, assessora e attivista di Nardò, venne uccisa nel 1984. La sua storia è profondamente legata alla difesa del territorio e, in particolare, alla tutela di Porto Selvaggio, oggi uno dei paesaggi più importanti del Salento.
La scrittura di Marta Lagna sulla Panchina Rossa
Sui due schienali della panchina Marta Lagna ha scritto a mano una frase di Renata Fonte:
«E sono ancora qui che cerco di scrivere una storia, la mia storia. Qualcuno ha fatto tacere la mia voce… ma c’è ancora in sottofondo un motivo di poche note che è il tema musicale di tutto quello che ho dentro».
La scelta della calligrafia introduce un elemento essenziale nel progetto: la voce diventa segno.
Le parole di Renata Fonte non vengono semplicemente riportate. Attraverso la scrittura manuale acquistano una presenza fisica e diventano parte dell’architettura stessa della panchina. Il gesto della calligrafa porta la memoria dal piano della citazione a quello dell’esperienza.
Sedersi significa così entrare in relazione con quelle parole, leggerle, attraversarle e lasciarle agire nel paesaggio.

Porto Selvaggio, il luogo della memoria
La collocazione dell’opera non è casuale.
Il belvedere di Porto Selvaggio mette in relazione la memoria personale e politica di Renata Fonte con il territorio per il quale si batté. Il paesaggio che circonda la panchina diventa parte del racconto: il mare, la vegetazione, la costa e la dimensione pubblica del parco costruiscono un contesto nel quale la memoria non rimane astratta.
Renata Fonte aveva fatto della tutela del territorio una parte centrale del proprio impegno politico. Per questo la panchina assume un significato che va oltre la campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne: ricorda una donna attraverso il luogo che il suo impegno ha contribuito a preservare.
Una panchina come monumento contemporaneo
La struttura è stata realizzata e donata da Level Project, mentre il contributo artistico di Marta Lagna interviene sulla superficie attraverso la scrittura.
È proprio questo incontro tra materia, parola e paesaggio a trasformare un oggetto quotidiano in un piccolo monumento contemporaneo.
La panchina conserva la sua funzione originaria — un luogo dove fermarsi, sedersi, guardare — ma allo stesso tempo assume una nuova dimensione. Diventa uno spazio per ricordare e per interrogarsi.
La scelta del rosso, associato alla sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, acquista così un significato ulteriore entrando in dialogo con una frase che parla di voce, silenzio e memoria.
Quando la calligrafia diventa memoria
Per Marta Lagna la scrittura non è soltanto una tecnica decorativa. È un linguaggio capace di occupare superfici, architetture e spazi pubblici.
A Porto Selvaggio la calligrafia assume una funzione ancora più precisa: dare forma visibile a una voce che è stata interrotta.
La frase di Renata Fonte continua a esistere attraverso il gesto della scrittura e attraverso le persone che ogni giorno possono incontrarla. La parola passa dalla pagina al paesaggio e il paesaggio diventa, a sua volta, custode della parola.



Un segno che continua a parlare
La Panchina Rossa di Porto Selvaggio nasce quindi dall’incontro tra arte, memoria e impegno civile.
Il progetto unisce la sensibilizzazione contro la violenza sulle donne alla storia di Renata Fonte e alla tutela di uno dei luoghi più significativi del territorio salentino. La calligrafia di Marta Lagna contribuisce a rendere questa memoria concreta, leggibile e parte dello spazio pubblico.
Una voce può essere interrotta. Una storia può essere scritta di nuovo. E un luogo può continuare a ricordarla.
RIEPILOGO PROGETTO
PROGETTO
Panchina Rossa a Renata Fonte
CLIENTE / BRAND
Comune di Nardò
INTERVENTION
Artistic Calligraphy · Public Art · Urban Writing · Memorial Project
ANNO
2021
LOCATION
Belvedere di Porto Selvaggio, Nardò · Lecce, Italy
CONCEPT
Un’installazione pubblica dedicata alla memoria di Renata Fonte e al suo impegno nella difesa del territorio. Marta Lagna ha interpretato attraverso la scrittura manuale una frase di Renata Fonte, trasformando gli schienali della Panchina Rossa in una superficie narrativa. La calligrafia entra così nel paesaggio e rende la memoria parte dello spazio pubblico, creando un dialogo tra parola, arte e territorio.